In questi giorni in cui tanto si parla di igiene, decoro, cresce l’allarme rifiuti. Le strade di Palermo sono l’avvilente teatro di una scena di antica data e rischia di precipitare al livello più basso del decoro e dell’igiene, con annesso il pericolo-salute che si aggiunge a quello dei contagi da Covid. Il sindaco Leoluca Orlando, che è anche presidente dell’associazione Comuni di Sicilia, dovrebbe saper rispondere alla domanda: perché non si riesce a risolvere il problema rifiuti e quali sarebbero i meccanismi che inceppano la loro raccolta e la messa nelle discariche controllate ?
Si dirà che la prima responsabilità è da attribuire al comportamento incivile, menefreghista, irresponsabile di una parte di cittadini, e questo è vero, ma le amministrazioni comunali sono chiamate a garantire i necessari controlli sui comportamenti di quella parte di cittadini irresponsabili e, per centrare il cuore del problema delle organizzazioni che hanno l’incarico dello smistamento rifiuti.
Si dice che gruppi di stampo mafioso e dediti all’illecito traffico di rifiuti traggano profitto dalla mancata gestione di raccolta con il sostegno di imprese sospettate di complicità; l’allarme arriva da diversi comuni del Palermitano, dopo che carabinieri e guardia di finanza, a conclusione di indagini durate tre anni, hanno eseguito, presso alcune imprese, arresti e sequestri di beni per complessivi 2.5 milioni a Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Sono accusati, a vario titolo, di falsificazioni di fatture, bancarotta fraudolenta, inadempimento di contratti per pubbliche forniture, di riciclaggio e autoriciclaggio .
Le indagini sul traffico illecito di rifiuti proseguono su altri comuni e rischiano di allargarsi a macchia d’olio in tutta la Sicilia, proprio all’approssimarsi per molte amministrazioni comunali delle elezioni di ottobre. Ma se le Procure indagano, sorprende il silenzio di alcuni sindaci sulle cause della mancata raccolta e smistamento rifiuti, mentre qualche altro Comune è già stato sciolto per presunte infiltrazioni mafiose. Il panorama si apre, con le indagini in corso, sempre più a ventaglio, e preoccupa le sane amministrazioni, le imprese dalla gestione corretta, gli uffici istituzionali; ma il silenzio antico sull’illecito è uguale a quello di oggi e non è squarciato dai molti comunicati stampa con cui si chiedono al Governo centrale e regionale più interventi strutturali, più personale, più finanziamenti, dimenticando di rispondere con onestà culturale al vero quesito: come e quando fermare la macchina dell’illecito?
Una risposta in tal senso potrebbe essere data dal sindaco Orlando in funzione di presidente dell’Anci-Sicilia e come sindaco di Palermo, non con i comunicati ma organizzando una conferenza stampa in cui si spieghi alla cittadinanza quali denunce dell’Amministrazione comunale sono da inoltrare alle Procure contro l’illecito e quali interventi sono di urgente necessità per rendere la città finalmente senza più rifiuti per le strade, dandole decoro e igiene come si conviene per tutte le città.