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Fratel Biagio: “Mi ritiro in montagna, non accetto una società che manipola” | EDITORIALE

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Viviamo di sigle che si abbattono sulle nostre teste, confondono il già confuso nostro cervello. Le accettiamo perché imposte o perché ci fanno comodo. E’ la “nuova” moda che caratterizza la società degli uomini, che si muove tra ottimismo e pessimismo, tra incertezze e speranze. Fratel Biagio Conte, fondatore della Missione Speranza e Carità (che a Palermo accoglie circa 400 persone) ha deciso: “Non posso accettare una società che stravolge e manipola il creato, gli uomini e le donne e mi ritiro in montagna, in una grotta, in preghiera e nutrendomi solo di pane e acqua”.

All’Assemblea Regionale Siciliana cresce l’entusiasmo perché si registra diminuito il numero delle leggi votate da Parlamento impugnate, segno di crescita contro l’immobilismo. Cresce il senso di accoglienza: a Lampedusa e altre zone i migranti ritrovano assistenza e dignità umana, ed è un fiorire di iniziative per rendere il loro soggiorno il più sereno possibile. In campo europeo, abbiamo di colpo ritrovato il valore dell’unità, che ci fatto dimenticare il peso delle tante sigle, con il trionfo emozionante della nostra Nazionale calcistica.

Dietro l’angolo c’è, però, e con i suoi tentacoli, il rischio dell’Italia ciarliera (ora a tratti piovosa al nord e sempre calda e luminosa al sud) è dell’antipolitica come atto estremo del disinteresse partitico a discapito di quello della popolazione. In questo contesto, spesso ci si domanda se alcuni nostri politici che elevano la loro voce altisonante dalle piazze contagiose ancora di Covid, si siano formati nello studio delle discipline di scienze politiche – che non vanno confuse con la politologia – affinché possano rappresentare bene e fruttuoso il loro compito per il quale sono stati eletti.

L’importanza dello studio accademico delle scienze politiche – e con annesso quello dello studio del diritto internazionale universale dei popoli – costituisce il pilastro delle conoscenze delle varie realtà sociali e umane, ne suggerisce prospettive e soluzioni, ed è pilastro che sorregge la complessa struttura tra società e cultura volta al bene comune, se analizzata nei suoi problemi di crescita; la moda politica, in molti casi  ne stravolge l’essenza conoscitiva con il suo politicismo diffuso con abilità di linguaggio, ma dal quale si potrebbero evidenziare incompetenza e scarsa capacità nell’individuare il senso collettivo dei reali problemi di vita quotidiana, soprattutto quello dello stato economico di numerose famiglie e quello dell’occupazione lavorativa.

L’Italia che deve crescere non ha bisogno di parole a vuoto, di politicismo inaffidabile, ma di fatti concreti, anche a livello europeo, che sappiano infondere fiducia e incoraggiamento all’impulso di tutte le attività produttive, sociali ed economiche.

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