Che cosa c’è di nuovo sulla vicenda di Denise Pipitone, la bimba sparita in circostanze misteriose a Mazara del Vallo? Tutti giorni, il dibattito nelle tv tiene accesa l’attenzione pubblica con ricostruzioni su elementi di indagini già archiviati dai giudici inquirenti, e che sarebbero privi di nuovi riscontri oggettivi in merito ai tanti interrogativi sollevati nel corso delle trasmissioni tv; il risultato è zero, da tante ore di trasmissioni quotidiane non è emerso, ad oggi, alcun fatto nuovo e nessuna informazione chiarificatrice, nonostante il forte impegno professionale dei giovani cronisti mobilitati a Mazara del Vallo nel tentativo, e diretti dai loro valenti conduttori negli studi televisivi, di aprire un varco nel compatto e solido muro omertoso che si erge, protettivo, sull’intera vicenda.
L’avvocato Giacomo Frazzitta, che parla a nome di Piera Maggio, la mamma di Denise, sparita da Mazara del Vallo in circostanze misteriose e che ora avrebbe vent’anni, invita “giornalisti e avvocati” a non diffondere notizie infondate, dopo che l’ex Pm Maria Angioni avrebbe dichiarato che Denise sarebbe viva e avrebbe anche una figlia. Frazzitta fa sapere di non aver ricevuto nessuna segnalazione confortante, e che alcune informazioni sarebbero da attribuire a un mitomane.
L’impegno professionale giornalistico non si pone in discussione, anzi bisognerà riconoscere che i cronisti hanno saputo riscoprire il valore del giornalismo investigativo, ma risalta evidente la mancanza di esperienza professionale nel condurre un’inchiesta giornalistica: i cronisti inviati a Mazara del Vallo sono bravi giovani giornalisti emergenti ma ancora senza l’essenza dell’esperienza “sul campo”; pertanto, la loro indagine si sofferma a verificare date e circostanze sul caso Denise risalenti a diciassette anni fa, e a sollecitare risposte nell’ambito delle “famiglie allargate” e loro parenti o amici, ricevendone i “non so”, i “non ricordo”, i “non ho visto e sentito niente”: il cerchio si chiude così, e si torna al punto di partenza, cioè al clima del silenzio, complice e solidaristico, altrimenti detto “clima di omertà”.
Bisognerebbe, quindi, che a Mazara del Vallo si recassero giornalisti abituati a muoversi in ambienti particolari, che sappiano orientare le loro attenzioni non in quegli ambienti interessati a mantenere il cerchio impenetrabile. Anche per i giornalisti con tanta esperienza “investigativa” non sarà comunque facile esercitare la loro professione nel territorio noto come presunto sottoposto alla mafia locale (della quale non se ne parla affatto nelle trasmissioni tv), ma darebbero quell’essenza che manca oggi ai bravi giovani cronisti.